L’IMPORTANZA DI ESSERE GRECO

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Il patrimonio della “grecità” è stato motivo di vanto fin dall’epoca classica, e questo orgoglio dell’essere eredi di un passato fondamentale per la cultura occidentale persiste ancora oggi. Thanasis Chliaras, l’archeologo che ci ha fatto da guida nel nostro viaggio, mostrava chiaramente la fierezza di essere greco: mentre spiegava le opere d’arte, manifestava con uno sguardo compiaciuto il suo orgoglio e svelava la suaammirazione per le storie e i miti nascosti dietro i monumenti, che si trovavano proprio davanti i nostri occhi.

Thanasis durante le sue spiegazioni menzionava, molto spesso, il fatto che i pezzi originali di alcune opere, soprattutto i marmi del Partenone, fossero stati trasferiti nell’Ottocento a Londra, al British Museum, e mai restituiti; mentre riferiva questi avvenimenti, il suo sguardo diventava dispiaciuto, forse un po’ rabbioso, e denunciava quella che riteneva un’ingiustizia.

Quando, contro l’assedio veneziano del 1687 durante la guerra di Morea, gli Ottomani trasformarono il Partenone nella polveriera annessa alla fortificazione costruita sull’Acropoli, il tempio fu colpito da una palla di bombarda e le sculture crollarono quasi tutte al suolo.

LordElginGli interi cicli scultorei divennero oggetto d’interesse solo nel 1799, quando lo scozzese Thomas Bruce, settimo Earl Scozzese di Elgin (più semplicemente Lord Elgin), ambasciatore britannico presso l’Impero Ottomano, chiese al governo turco il permesso di collezionare alcuni frammenti del Partenone caduti durante l’assedio veneziano.

Con il reale scopo di abbellire la sua nuova proprietà, per la sua giovane moglie in Scozia, come scriverà nella sua corrispondenza privata, Elgin pubblicizzò invece la sua intenzione con l’obiettivo “culturale” di voler implementare l’arte moderna in Gran Bretagna dando l’opportunità agli artisti Inglesi di osservare uno tra gli esempi più elevati di arte di tutti i tempi.

Le autorità turche concessero dapprincipio esclusivamente il permesso di riprodurre le sculture, poi anche l’acquisizione degli originali. Del resto la richiesta del diplomatico inglese sopraggiungeva dopo due battaglie fondamentali per gli equilibri mediorientali e per l’intera area del Mediterraneo orientale allora interamente ottomano; l’una navale (detta anche battaglia del Nilo) e l’altra terrestre, ambedue presso la baia di Abukir del 1798 e 1799. Nella prima gli inglesi, guidati da un giovanissimo Ammiraglio Nelson, sconfiggevano sonoramente la più forte flotta francese ed imponevano il blocco all’armata napoleonica di terra, mentre nella seconda i turchi, sbarcati con l’intento di occupare la città, venivano annientati dalle truppe napoleoniche. Era quindi necessaria, all’Impero Ottomano una basilare alleanza con gl’inglesi per fermare l’avanzata di Napoleone nei loro sultanati. londra_british_inf

In poco più di un anno Lord Elgin impiegò circa 300 operai ed una somma immensa (62.440 sterline) per asportare il maggior numero di fregi e statue possibili: fece rimuovere tra quelle cadute e quelle ancora in situ 39 metope esterne, 83 m circa di fregio interno pari a 56 pannelli, 17 statue frontonali ed una cariatide dell’Eretteo. Molti capolavori vennero ulteriormente lesionati o frammentati durante l’asporto. Nel 1805 i marmi furono imbarcati alla volta della nazione atlantica, che intanto era entrata in guerra con la Turchia, ora alleata dei francesi, che a loro volta si erano stabiliti ad Atene e che tentarono di sottrarre 80 casse di reperti. In una fuga disperata la nave naufragò presso Cerigo  (Cythera) e 12 casse caddero in acqua per essere recuperate solo nel 1807 dallo stesso Elgin, che finalmente nel 1812  fece pervenire i reperti a Londra stoccandoli sotto una misera tettoia a Park Lane, nel giardino di una casa presa in affitto. Furono infine acquistati dal governo britannico per la cifra di 35.000 sterline.

Lord Elgin venne colpito da numerose invettive, la cui più famosa si deve a Lord Byron che osservando l’Acropoli pronunciò la frase: “Quod non fecerunt Gothi, fecerunt Scoti”, scrivendo poi a riguardo di chi aveva commesso il misfatto i durissimi versi:

 

His mind is as barren and his heart is as hard,

Is he whose head conceiv’d, whose hand prepar’d

Aught to displace Athena’s poor remains.

 

Sterile è il suo pensiero al pari del suo aspro cuore

di lui la cui testa ha concepito, la cui mano ha disposto

dei poveri resti di Athena l’asporto.

Sono state e sono numerose le petizioni per chiedere di far ritornare in Grecia la maggior parte delle opere trasferite al British Museum. L’opinione di Thanasis è condivisa dalla gran parte dei Greci, e da decenni i governi ellenici presentano formali richieste di restituzione.

di Maria Falleni e Sabrina Jara

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